18 giugno 2009
21 marzo 2009
15 marzo 2009
11 febbraio 2009
L'Infinito
La conoscenza ha tre gradi: opinione, scienza, illuminazione. Il mezzo o strumento della prima è la sensazione, quello della seconda è la dialettica, quello della terza è l’intuizione. Da quest’ultima faccio dipendere la ragione. E’ la conoscenza assoluta che si basa sull’identità della mente che conosce l’oggetto conosciuto. […]
Ti chiederai in che modo possiamo conoscere l’Infinito. La mia risposta è questa: non per mezzo della ragione. Spetta alla ragione distinguere e precisare. Quindi l’infinito non può rientrare tra i suoi obiettivi. L’infinito lo puoi comprendere solo grazie a una facoltà superiore alla ragione, entrando in uno stato in cui il tuo io finito non c’è più, in cui l’essenza divina entra in contatto con te. Si tratta dell’estasi. E’ il momento in cui la tua mente si libera della sua coscienza finita. Ogni simile capisce il suo simile, come quando tu cessi di essere finito, quando diventi tutt’uno con l’infinito. Avendo riportato la tua anima al livello del suo io più semplice, tu attui questa unione, questa identità. Tuttavia questa condizione sublime non dura a lungo. Solo di tanto in tanto si può godere di questa elevazione al di sopra dei limiti del corpo e del mondo. Tutto ciò che tende a purificare e a innalzare la mente ti sarà d’aiuto in questa realizzazione, faciliterà inoltre l’approssimarsi e il ripetersi di questi lieti intervalli.
Ci sono quindi diverse strade su cui poter raggiungere questa meta. L’amore della bellezza che esalta il poeta; la devozione dell’Uno e quell’ascesa della scienza che costituisce l’ambizione del filosofo, nonché quell’amore e quelle preghiere mediante le quali qualche anima pia e appassionata aspira nella sua purezza morale alla perfezione: sono queste le grandi strade maestre che conducono al culmine che sovrasta il reale e il particolare, dove ci troviamo alla presenza immediata dell’Infinito, che emerge come se uscisse dalle profondità dell’anima
Plotino, Lettera a Flacco
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10 dicembre 2008
4 dicembre 2008
Basic Black
In the 1960s, the celebrated photographer William Claxton collaborated with his wife, fashion model Peggy Moffitt, to create a collection of iconic images featuring Rudi Gernreich’s fashion designs. A film he directed from that era, “Basic Black,” is considered by many to be the first "fashion video" and is now part of the collection of the Museum of Modern Art in New York.
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19 novembre 2008
1 novembre 2008
25 ottobre 2008
La spada gioiello
A fine ottocento Fabergé ne produceva di preziose: minute siringhe in oro, smalti e gemme adatte a scomparire nelle pochette di una dama e abbastanza eleganti da potere essere mostrate in pubblico dal politico, lo scrittore, il nobile. Quell’indispensabile oggetto era la siringa intradermica, messa a punto da Charles-Gabriel Pravaz, che consentiva di godere delle gioie della morfina senza le fastidiose, un po’ volgari conseguenze (vomito innanzitutto) di un’assunzione per bocca. La cosiddetta “petite Pravaz” veniva usata pubblicamente e più volte al giorno, tra gli altri da Jules Verne e Richard Wagner, mentre Bismarck vi ricorreva quando doveva affrontare una discussone politica. Perché in quella fin de siècle, iniettarsi la parente anziana dell’eroina era un costume sociale ammesso.
La singolare epopea mondana della petite Pravaz torna nel saggio “Le stagioni degli dei. Storia medica e sociale delle droghe” di Henri Margaron, psichiatra e direttore del Dipartimento delle dipendenze patologiche dell’Azienda Asl di Livorno. Margaron effettua una cavalcata nella storia della civiltà. E dimostra che non c’è stata epoca né luogo in cui la droga non sia stata consumata, in virtù di una delle sue duplici risorse: produrre alterazioni degli stati di coscienza o curare l’umore, dando euforia al depresso e calma all’angosciato. Si chiede Margaron:”perché le sostanze che più hanno influito sullo sviluppo della cultura , della scienza e della medicina sono considerate da cent’anni, le più terribili calamità dell’umanità?” In effetti, osserva Margaron, l’interdetto, nei millenni passati, ha colpito più l’uso eccessivo del vino che l’assunzione delle altre sostanze…
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18 ottobre 2008
Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto
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14 ottobre 2008
Killing
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2 ottobre 2008
L'inculata mistica
La letteratura alta non è altro che la metafora di una estrema masturbazione cosciente di sé in quanto essere umano tragico, in bilico sulle proprie illusioni e suggestioni, altrimenti non ci sarebbe niente da dire né da fare. I più grandi masturbatori sono i fondatori di religioni e i cosiddetti credenti praticanti: basterebbe andare a verificare l'umidità delle mutande di qualsiasi fedele o prete inginocchiato di fronte al suo crocifisso per scoprirle non proprio immacolate. Non basta tenere le mani giunte per impedire allo sperma di dire la sua: la preghiera è una sega transustanziata in una litania talmente perversa da aver ridotto l'atto della comunione con il corpo dell'idolo alla lingua protesa per un attimo e a un ingoio senza atto, mentre ogni crocifisso a grandezza naturale è posto a altezza giusta, non ci sarebbe neppure bisogno di inginocchiarsi né di salire su una credenza, un comodino basterebbe.
(...)
Su uno dei monitor l'Ungitrice, alla trasmissione La Massaia Felice, mostra come si spremono i pulcini per la frittura di interiora di pulcino: con una mossa rapida, come fossero tubetti di maionese, affinché il contenuto finisca nella padella calda ancora palpitante, quasi simultaneamente all'ultimo pigolio esalato.
"... e perché, la Toni? Che se ne esce con un romanzo niente male ma con quella storia dell'inculata mistica? Andiamo, aver trovato Dio nel buco del culo ... Non ne poteva trovare una migliore? ... "
"... in effetti Dio mi sembra un tantino esagerato, poteva dire di averci ritrovato un braccialettino di brillanti... Quelle sono cose che succedono! ... "
"... allora vogliamo dire che l'ostia sarebbe molto più pertinente a forma di supposta, se proprio vogliamo supporla? ... "
"... allungherebbe a dismisura i tempi della comunione ... E poi tutta la dimensione simbolica dell'antropofagia dove la metti? ... "
"... ma si capisce dove la metto! Anche Pasolini, evangelicamente, è scivolato lì, e ci è rimasto ... Per il Pelosi il pompino andava bene, ci stava, ma il culo non lo dava, il culo lo avrebbe compromesso per sempre ... il corpo di Pasolini è il corpo di Cristo restituito alla sua verità anale e al rifiuto del credente di prenderlo in culo troppo esplicitamente ... D'altra parte, una donna che usa il pompino come mezzo per raggiungere un fine può ancora salvarsi, ma una donna che dà il culo no ... Guardate quante storie di oralità concesse e andate a mal partito nella politica nazionale e internazionale ... Ogni tanto salta fuori una che denuncia di essere stata costretta a fare sesso orale, ma del culo no, non se ne parla mai... Chi si fa fare il culo lo prende e tace ... "
"… e comunque il papa ... il papa ha detto ... "
"… oh, ci sono millenni di paradisi e favolette da estirpare dall'inconscio, occidentale e non, che comunque sia tenderà a edulcorare per partito preso, occultando la tragedia e procrastinando l'inevitabile..."
"... d'altra parte Dio, non esistendo, puoi pure mettertelo in culo come ha fatto la Toni, cosa cambia?..."
da Contronatura di Massimiliano Parente, Bompiani, 2008
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20 settembre 2008
Se fossi un comunista

"Se fossi un comunista mi preoccuperei della prossima guerra tra pederasti e lesbiche, che si uniranno poi contro gli uomini normali"
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17 settembre 2008
11 settembre 2008
Manifesto per l'eliminazione dei maschi
In questa società, per bene che ci vada, la vita è una noia sconfinata. In questa società, nulla, assolutamente nulla riguarda le donne. Dunque a tutte le donne che non hanno paura nè delle responsabilità né delle emozioni sconvolgenti non rimane che rovesciare il governo, eliminare il sistema monetario, istituire l'automazione completa e distruggere il sesso maschile.

Completamente egocentrico, incapace di rapporto e coinvolgimento emotivo, straripante sessualità diffusa e dilagante, il maschio è psichicamente passivo. Detesta la sua passività e la proietta sulle donne: definisce poi il maschio come attivo e si mette a dimostrarlo (dimostra che è Uomo). Il suo mezzo prediletto è scopare (il Grand'Uomo col Gran Cazzo che si cucca un Gran Bel Pezzo). Dato che si tratta di dimostrare il falso deve ogni volta dimostrarlo da capo. Scopare diventa un tentativo disperato e convulso di dimostrare che non è passivo, che non è donna, mentre è veramente passivo e desidera veramente esser donna.
Essendo una femmina incompleta, il maschio passa tutta la vita a cercare quello che gli manca, riuscire cioè a diventare femmina. Ecco perchè è sempre alla ricerca delle donne e tenta di fraternizzare: vuol fondersi in loro. Ecco perchè rivendica come sue tutte le caratteristiche femminili: forza e indipendenza emotiva, robustezza, coraggio, dinamismo, intraprendenza, sicurezza, obbiettività, integrità, vitalità, intensità, profondità, ironia e senso ludico, ecc. Ecco perchè proietta sulle donne i caratteri maschili: vanità, frivolezza, banalità, debolezza ecc. Bisogna però ammettere che ha in mano un brillante settore di superiorità, quello delle relazioni pubbliche (è riuscito a convincere milioni di donne che gli uomini sono donne, e le donne uomini). I maschi sostengono che le donne si realizzano nella maternità: difatto la sessualità da loro imposta riflette ciò che i maschi desidererebbero per loro se fossero femmine.
In altre parole, non sono le donne ad avere l'invidia del pene, ma gli uomini quella della fica. Quando un uomo accetta la sua passività e si definisce donna (uomini e donne prendono un sesso per l'altro) cioè quando diventa un travestito, perde il desiderio scopereccio (e insieme a questo il desiderio di fare qualsiasi altra cosa, il suo ruolo di vamp pederasta gli è sufficiente). Allora si fa tagliare il cazzo. Così può raggiungere una sensibilità sessuale diffusa e continua, essendo finalmente «donna». Scopare protegge gli uomini dal desiderio di essere donna. Il sesso, di per sé, è una sublimazione.L'ossessione di compensare il fatto di non essere donna, e l'incapacità totale a comunicare e a vivere in sintonia con gli altri, hanno permesso al maschio di fare del mondo un gigantesco mucchio di merda.
da Valerie Solanas S.C.U.M. Manifesto per l'eliminazione dei maschi, 1967
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3 settembre 2008
Absolut Molotov
Da bambino conoscevo l'esistenza delle bottiglie Molotov per averne letto su alcuni giornali e sapevo com'erano fatte - giusto perché mio padre una volta mi portò a vedere il film La battaglia di El Alamein dove questi sfigati dei soldati italiani cercavano di fermare i carri armati di Montgomery con le bottiglie Molotov - altre armi non ce n'erano. Poveracci - gli passarono sopra con i cingoli ... Comunque avevo la visione delle bottiglie Molotov da questo film - quelle con lo stoppaccio ... Come arrivo in università - nel piazzale della Minerva vedo il corteo che sta partendo e la testa che esce verso piazzale delle Scienze - oggi è piazzale Aldo Moro ma a quel tempo mancava ancora qualche mese alla sua morte ... Non so se hai presente - partendo da piazzale della Minerva andando su verso l'uscita - quella principale con il pergolato? Ai lati - dove ci sono le aiuole - vedo la gente che imbusta le bottiglie. Capisco che sono Molotov - ma con quelle di El Alamein non c'entravano un cazzo. Perché le imbustavano? Nessuno mi aveva spiegato dell'esistenza della chimica - perciò non sapevo che se alla benzina ci unisci l'acido solforico e chiudi la bottiglia con l'attappatrice - quella che usa la nonna per fare la conserva di pomodori - poi la infili in un sacchetto di plastica con dentro tre cucchiaini di Radisol - che è la marca famosa di un diserbante al clorato di potassio - ci aggiungi due cucchiaini di zucchero - infine chiudi la busta attorno alla bottiglia con un elastico - hai finalmente la tua molotov bella pronta. Quando lanci si rompe la bottiglia - l'acido solforico a contatto con zucchero e Radisol sfiamma e dà fuoco alla benzina - e ...
da Roma K.O. - Romanzo d'amore droga e odio di classe di Duka e Marco Philopat, Agenzia X, 2008
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